Piante e Animali Perduti è anche occasione per un tuffo nella cultura del luogo e l’arte pittorica è ben rappresentata nella quadreria della Biblioteca Maldotti di Guastalla che conserva dipinti a tema con la nostra manifestazione settembrina.

L’interesse dei pittori per la rappresentazione di piante e animali ha origini antiche. Già in epoca ellenistica vi erano stati artisti specialisti nella raffigurazione di fiori e frutta. Ne sono un esempio gli asarotos oikos (“stanza non spazzata”), mosaici che rappresentavano resti di cibo, e gli xenia (“doni augurali”), affreschi raffiguranti doni di benvenuto per gli ospiti.

Nella pittura medievale la rappresentazione di alcuni tipi di animali e di piante assume significati simbolici legati alla religione cristiana: l’agnello, la palma, il melograno, ecc.  Nel corso del Rinascimento la rappresentazione della natura passa in secondo piano e la pittura si concentra sulla raffigurazione dell’uomo.

È sul finire del Cinquecento e nei primi anni del Seicento che la natura morta nasce come genere pittorico autonomo e conosce un successo mai avuto prima. Per la prima volta i dipinti vengono classificati in base ai temi che rappresentano e giudicati più o meno importanti secondo il grado di impegno richiesto all’artista. Al primo posto si colloca la pittura di storia, che raffigura le azioni degli uomini; più in basso ci sono i ritratti, che raffigurano persone in posa; poi la pittura di paesaggio, che ha come oggetto la natura, e infine la natura morta, che ritrae fiori, frutti e oggetti. Il nuovo interesse per l’indagine scientifica della natura si traduce in campo artistico con la specializzazione di alcuni artisti nella raffigurazione attenta delle specie naturali, dando vita a splendidi disegni, sfruttati dagli scienziati per illustrare le loro ricerche.

È nell’Europa del Nord che la natura morta diventa uno dei temi preferiti dalla pittura fiamminga e tedesca. In Italia il primo e più importante autore di nature morte è Caravaggio con la celebre Canestra di frutta. Molti suoi seguaci imitarono l’esempio del maestro e la natura morta divenne un genere di pittura molto apprezzato. Tante erano le richieste di questo tipo di dipinti che alcuni artisti si specializzarono diventando famosi esclusivamente per la loro bravura nel ritrarre fiori (Mario de’ Fiori), strumenti musicali (Evaristo Baschenis), animali (Giovan Battista Recco) e perfino tappeti (il Maestro dei tappeti).

In Biblioteca Maldotti, diversi dipinti ci parlano di natura e alcuni di questi non sfigurerebbero quali immagini-simbolo di Piante e Animali Perduti.

Solo per ricordarne alcuni: Atala compianta da Chactas di Antonio Gualdi, che sullo sfondo reinterpreta un paesaggio americano (in biblioteca); la Morte di Giuseppe in Egitto di Pietro Rossi, in cui un Egitto letterario, derivato dagli allestimenti teatrali del melodramma verdiano, fa da quinta scenica alle figure in primo piano (in mostra); Pianura montanina di Ugo (o Augusto) Gheduzzi che mostra un paesaggio alpino che ricorda il divisionismo di Segantini (in mostra); le numerose vedute di Gaetano Tovagliari, Anna Cantoni, Mario Daolio e le opere di arte Naif del lascito Nevio Iori.

Le due nature morte

Ma è proprio con il genere della natura morta che fiori, frutta e animali diventano i veri protagonisti dei dipinti della Biblioteca. Collocate sopra le porte di accesso agli ambienti “di servizio” alla Grande Sala di lettura della Maldotti, oggi archivi, due nature morte accolgono il visitatore, assieme alle grandi tele mitologiche di Giorgio Anselmi e alle due scene di battaglia. Questi dipinti entrarono in Biblioteca nel 1889, insieme alle opere del lascito di don Luigi Antonelli che oggi ornano le pareti delle due grandi sale dell’Appartamento dei Pomi Granati a Palazzo Ducale. Si tratta di opere di scuola emiliana databili al XVII secolo e di autore ignoto. I quadri sono stati oggetto di restauro nel 1991.

I soggetti rappresentati si collocano nella categoria di “fiori e frutta”: garofani, iris, gigli, giunchiglie e tulipani recisi sono liberamente adagiati sul terreno insieme a melograni, fichi neri, grappoli di uva, mele e ciliegie. Entrambe le composizioni hanno uno sviluppo asimmetrico e speculare, con taglio ravvicinato, tipico delle pitture ideate come sovrapporta per case aristocratiche. Le specie naturali, attentamente descritte, e collocate su sfondi rocciosi con aperture paesaggistiche su di un lato, indicano un’accurata osservazione della natura da parte dell’artista. L’assenza dalla composizione di animali, oggetti preziosi e recipienti, quali vasi, cesti e piatti, e la quinta scenica rendono le opere maldottiane poco comuni e le distinguono dalle tipologie più diffuse.

In occasione di Piante e Animali Perduti 2018 è prevista la visita guidata della sezione di quadreria Maldotti ora conservata nelle sale di Palazzo Ducale di Guastalla.

 

Articolo di Irene Aliatis, foto di Fausto Franzosi

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