Proprio nel cuore di Piante e Animali Perduti, all’angolo tra la piazza Mazzini e la via Gonzaga, di fronte al Palazzo Ducale sorge un maestoso edificio che ha una grande storia da raccontare.

Il Palazzo del Municipio ha svolto fin dalla sua origine la funzione di “Palazzo della Comunità”, sede del potere cittadino in equilibrio con la signoria presente nel territorio. Risulta quindi impossibile definire un momento storico sicuro della sua origine, ma è probabilmente da affiancare alla presenza della famiglia Torello nei domini cittadini e per questo già Affò, il frate e principale storico di riferimento per Guastalla, suggerisce la presenza dell’edifico come antecedente al 1428.

Il palazzo ha poi subito i principali interventi di modifica nel Cinquecento quando, al termine dei lavori urbanistici guidati da Domenico Giunti e Francesco Capriani, si è ritrovato al centro della vita rinascimentale, testata d’angolo della nuova piazza principale, tra la Cattedrale e il Palazzo Gonzaga.

Dalla fine del XVI secolo la struttura divenne poi sede delle carceri che, poste nel piano interrato, rimarranno in uso almeno fino al Settecento, mentre l’ingresso carraio su Via Gonzaga dava accesso al cortile interno con i due pozzi. L’ingresso pedonale era collocato invece sotto al porticato che circonda la piazza, zona di botteghe e contrattazioni; motivo per cui proprio di fronte all’ingresso vi si possono ancora cogliere le unità di misura del ducato. Sotto il porticato infatti si leggono due epigrafi, importanti testimonianze per la realtà guastallese che riportano un elogio a Ferrante II Gonzaga, primo duca guastallese e nipote del primo Ferrante. Sulle lastre sono incise le misure standard per il commercio, come il peso dell’uva e del vino, il “brazzo” di terra o “da seta e da lana”, importante fonte di guadagno della città, come ha recentemente messo in evidenza la mostra Tracce di Moda a Guastalla (Palazzo Ducale, dicembre 2018 – maggio 2019). Tra le misure fondamentali sono rappresentati nella dimensione 1:1 anche gli elementi di costruzione standard come il “coppo”, la “pietra” e in particolare la “preda cota”, il mattone in terra cotta caratteristico della zona emiliana. Le epigrafi riportano inoltre una particolare forma di datazione in stile onciario, corrispondente all’anno 1600 e il nome di Antonius De Philippis, probabilmente lo stesso Antonio Filippi a cui sono associati i disegni di progetto della Chiesa dei Servi.

Ma che utilizzo si faceva del palazzo in passato?

All’interno dell’edificio, oltre alle prigioni e allo spazio per le botteghe al piano terra, si svolgevano gli incontri della rappresentanza della Comunità, si conservavano grano e farine fino ad ulteriori ampliamenti del piano superiore alla fine del XVII secolo, “per custodirvi scritture”, con il probabile rifacimento della copertura.

Divenuto sede della Pretura nell’Ottocento, è a cavallo tra XIX e XX secolo che la Sala del Consiglio trova l’assetto decorativo attuale, con un nuovo scalone e aperture che vengono di volta in volta ricavate o tamponate nella muratura. Proprio in conseguenza a questi interventi sembrano essere legati i principali danni del sisma nel 2012: la Sala Consigliare, sormontata da un ampio soffitto in arelle e stucco di notevole pregio, è risultata inagibile per la fragilità della struttura e degli elementi decorativi e il palazzo ha riportato lesioni diffuse. I recenti lavori ne hanno assicurato la messa in sicurezza anche attraverso la realizzazione di un nuovo solaio indipendente per la sala, sgravando così il controsoffitto restaurato, oltre al consolidamento dei muri portanti dell’edifico. Gli interventi previsti per la riapertura del palazzo hanno dovuto poi affrontare i numerosi problemi di umidità, caratteristici della zona; in particolare la colonna di arenaria a sostegno dello scalone, elemento portante della volta, precedente al rifacimento del XIX secolo, è stata sostituita con una nuova.

Dopo i lavori ha ritrovato la consueta collocazione nella Sala Consigliare anche il grande dipinto raffigurante il Conte Ugolino, opera del pittore guastallese Antonio Gualdi, vissuto alla metà dell’Ottocento. Dante, celebrato come personaggio fondamentale per la nascente Patria Italiana, è soggetto ricorrente con i personaggi della (Divina) Commedia nella pittura romantica. Tra questi vi è certamente il Conte Ugolino, reso celebre dal trentatreesimo canto dell’Inferno dove, tra i traditori della patria, è il personaggio stesso che racconta una delle vicende più drammatiche del testo. Rinchiuso con i figli nella torre della Muda come punizione per aver tradito la Repubblica di Pisa nel XIII secolo, assiste impotente alla morte dei figli, sfiniti dalla fame.

I lavori di conservazione delle decorazioni e di consolidamento del Palazzo Municipale hanno reso l’edificio nuovamente sicuro, preservando la storia di un luogo fortemente rappresentativo per tutta la cittadinanza guastallese e garantendone l’utilizzo presente e futuro. Oggi l’esterno perfettamente recuperato è un vero gioiello per gli occhi dei visitatori di Piante e Animali Perduti e chissà che presto non sia possibile inserirlo all’interno di un percorso di visita.

 

Articolo dello Staff UIT Guastalla, foto di Fausto Franzosi, Arianna La Rocca e dal sito  http://xoomer.virgilio.it/vannigor//Ferrante_Gonzaga.html

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