Piante e Animali Perduti è anche un’importante manifestazione in cui i prodotti dei campi sono proposti ai visitatori. Un numero sempre in aumento di aziende agricole che offrono prodotti di eccellenza o di particolari cultivar è presente ogni anno. Poiché l’estate del 2017 passerà alla storia come la più siccitosa degli ultimi tempi ci è sembrato giusto fare informazione sul sito web di Piante e Animali Perduti contattando alcuni agricoltori della Bassa Reggiana, di Guastalla e dintorni, per avere il polso della situazione. Ne è uscito un resoconto impietoso che mette in luce come certi cambiamenti climatici debbano essere presi in considerazione più per progettare il futuro della nostra agricoltura che come elemento di cronaca.

Dati alla mano, la grande siccità del 2017 è figlia di un precedente anno scarso di precipitazioni già da ottobre e novembre sulle montagne e sulla pianura padana. Le previsioni già indicavano un anno nuovo difficile in cui si confidava in una inversione di tendenza. Che non c’è stata, anzi.

La piovosità di quest’anno è ai minimi storici e la situazione del clima è stata pesantemente aggravata da temperature molto alte che si sono manifestate in ben sette ondate di caldo tra giugno e fine agosto. Condizioni limite, quindi, difficili da gestire e impossibili da prevedere. In questo panorama che ha tinte drammatiche la Bassa vicina al Po, in particolar modo quella che ci riguarda direttamente, ha potuto reagire grazie alla presenza di acqua prelevata dal Grande Fiume che ha permesso l’irrigazione su molte colture. Ben diversa la situazione nella media e alta pianura in cui le acque che di norma alimentavano i canali provenendo dalla montagna non erano presenti a causa dei torrenti in secca.

Tuttavia il problema ha messo a dura prova anche gli agricoltori della bassa pianura.

I pozzi artesiani di Guastalla, quelli a camicia, di norma profondi sui 7-10 metri, di solito in grado di fornire acqua anche in piena estate oggi sono asciutti o pantanosi, incapaci di recuperare l’acqua già prelevata per irrigare. Una situazione di cui non si ha memoria, neppure nel famoso anno 2003, da tutti ritenuto il più secco della storia recente. Oltre alla evidente superficiale c’è una siccità sotterranea che porterà gravi danni anche al prelievo di acqua industriale e civile nei prossimi tempi.

L’incidenza di questa situazione sulle culture arboree ed erbacee è drammatica: il mais è in calo del 25/30 % ma su alcuni campi dove non si è potuto irrigare la perdita del raccolto è quasi completa, le foraggere e i prati stabili o con erba medica sono arrivati a produzioni da minimi storici, anche per chi è riuscito a irrigare, a seguito della immediata evaporazione dell’acqua sul terreno.

Nell’area gestita dal Consorzio Terre dei Gonzaga con prelievo dal Po, come si diceva, il problema è stato meno grave mentre più a sud verso la via Emilia la carenza idrica è spaventosa con enti che hanno dovuto interrompere da tempo l’erogazione per mancanza di acqua, proprio quando sarebbe servita maggiormente. Basti guardare il torrente Enza, di livello basso come non mai a memoria d’uomo.

Si è creata perciò una situazione tale per cui il terreno, divenuto arido e polveroso, non è stato in grado di trattenere la poca acqua ottenuta per irrigazione che non ha portato benefici sufficienti a scongiurare perdite di raccolto, neppure nel caso di campi a mais irrigati anche 4 volte.

La vite ha una grande importanza per la nostra pianura. Nel momento in cui questo articolo viene pubblicato in rete (fine agosto), è iniziata la vendemmia anticipata dell’uva Ancellotta, base per la produzione del Lambrusco: mai successo prima nella nostra storia. Anche questo è un segno forte del cambiamento quando fino a pochi decenni addietro si vendemmiava in ottobre e all’incirca in quel periodo si raccoglieva il mais. Anche per le barbabietole è sicuro un deciso calo di produzione ma in questo caso compensato dal tasso zuccherino elevato.

Gli alberi in generale ne stanno soffrendo in modo marcato: quelli da frutto, ma pure gli aceri campestri, le robinie, tutti subiscono lo stress idrico, persino le querce.

Ci sono danni anche nel comparto del Parmigiano Reggiano con difficoltà previste ad alimentare il bestiame nei prossimi mesi con sicure carenze fino al 70% del foraggio che andrà comprato altrove ma con un inedito problema che si apre visto che il disciplinare impone l’acquisto solo all’interno del territorio di produzione. Più direttamente nella Bassa il foraggio è finora garantito con minor quantità ma maggiore qualità grazie all’irrigazione su erba medica, coltura che ha retto abbastanza bene alla siccità. Con i magri raccolti di questo periodo si dovrebbe comunque raggiungere la capacità di alimentare il bestiame fino alla prossima estate ma è chiaro che neppure la Bassa sarebbe in grado di sopportare un altro anno in queste condizioni.

La produzione di miele è in forte calo per l’eccessivo rinsecchimento delle essenze vegetali dove anche le sponde dei fossi non vanno a fiore e le api non possono raccogliere.

Se vogliamo, c’è un dato interessante da valutare. Anche le infestanti hanno subito la siccità e nei magri campi non ci si ricordava più da molto tempo un’assenza tanto significativa di malerbe. Una delle principali minacce alle colture specifiche, il Giavone, è quasi sparito in molte zone e questo ha fatto sì che non ci siano stati trattamenti di diserbo. Quindi molto meno prodotto ma più sano?

 

La gestione dell’acqua sarà l’unico vero tema di fondo per impostare l’agricoltura del futuro in cui non c’è più tempo per analizzare come estreme certe situazioni di anno in anno. Ormai si va da momenti di eccesso di precipitazioni (le cosiddette bombe d’acqua e ciò che provocano) a periodi siccitosi lunghissimi, impossibili da gestire senza interventi strutturali. L’agricoltura dovrà fare i conti con questa situazione, è ora di agire.

La soluzione può essere quella di creare invasi, sia a monte che a valle, per garantire riserve d’acqua captandola quando è abbondante o addirittura in eccesso e favorire una erogazione ottimale nei mesi successivi, anche per grandi quantità richieste. Sarà questo uno degli obiettivi principali per garantire il futuro alla nostra agricoltura.

Come i nostri avi sono riusciti a gestire il territorio ora tocca a noi affrontando i rimedi possibili ai cambiamenti climatici. Piante e Animali Perduti può diventare il luogo dove certe scelte possono essere pensate.

 

(articolo e foto di Daniele Daolio)

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