Gialla, verde o rossa, dalla polpa bianca a tessitura fine o grossolana, acidula o dolce, soda, croccante o tenera. Le antiche varietà di mele e di pere fanno bella mostra di sé nel cortile interno di Palazzo Ducale e in altri luoghi della città storica. Ce le propongono alcune aziende specializzate nella ricerca, coltivazione e diffusione delle specie ormai dimenticate, non presenti sul mercato. Così come alcuni Istituti agrari che attivano, nei loro precorsi didattici, progetti di conoscenza e salvaguardia della biodiversità.
Piante e Animali perduti è un’occasione unica per conoscere le vecchie cultivar, fonte di un patrimonio genetico che ha caratteristiche qualitative particolari, quali, per esempio, la resistenza alle malattie. A Guastalla possiamo trovare la pera fiasca, dalla buccia verdastra con punti rugginosi, o la pera briaca, verde di buccia e rossa di polpa, una qualità dolce e profumata. E poi la succosa mora di Faenza e la pera Olivier, leggermente croccante. E, ancora, la mela Cavilla, di origine germanica cinquecentesca, la Commercio, soda e dolce, la Piatlaza, leggermente astringente e la Renetta Champagne, segnalata in Francia già alla fine del 1700.
Fra gli espositori, I Frutti Antichi di Enzo Maioli (www.maiolifruttiantichi.it) vanta un assortimento di oltre 1400 varietà antiche di piante da frutto e viti. Meli, peri, albicocchi, ciliegi, peschi e susini, ma anche tanti frutti meno conosciuti, come i cotogni, i sorbi, i giuggioli. L’azienda di Salvaterra (Re) si occupa dal 1928, quando Mario Maioli iniziò l’attività, del recupero di queste antiche varietà che riproduce innestando sui portainnesti le marze prelevate dalle piante madri. Così si evita l’estinzione di tanti frutti e viti che in passato hanno sfamato i nostri nonni, un ventaglio di forme, colori, sapori e profumi irripetibili. I frutti antichi di Enzo Maioli sono più resistenti alle malattie rispetto alle varietà moderne, richiedono pochi trattamenti fitosanitari, hanno un elevato contenuto di vitamina C, sono piante adatte per frutteti famigliari, pergole e giardini. Frutti buoni e genuini che si possono cogliere direttamente dall’albero al giusto punto di maturazione e assaporare senza preoccuparsi di toglierne la buccia. Oltre ai frutti antichi, Maioli presenta una collezione di “frutti del benessere”, gojiberry, schisandra, mirtillo siberiano, bacche ricchissime di antiossidanti.
Le piante de Il Vecchio Melo (www.fiorellagilli.it) sono il risultato di una ricerca condotta sul territorio Valsesiano e Valsesserino per salvaguardare dall’estinzione le antiche varietà da frutto della zona. La collezione dell’azienda agricola di Grignasco (No) comprende moltissime varietà tradizionali del passato che mantengono le denominazioni in vernacolo. Fra le mele autunnali, che si trovano da settembre a dicembre, la Bela Giusepina ha una buccia rosso cupo con polpa succosa e Cavalin è un frutto allungato con buccia gialla e polpa leggera dolce-acidula. Fraiga ha un inconfondibile e intenso profumo di fragola mentre Nikita (Pum banana) ha un retrogusto di banana. C’è poi Rigadin, tondeggiante con la buccia striata di rosso, che si consuma fino a dicembre mentre Rigà d’or si conserva fino in primavera. Tra le rarità, Binelle è una mela atipica che produce frutti singoli e doppi (in dialetto ‘binelle’ significa gemello) e Contessa (Pum del Malavi) è enorme e un singolo frutto, dalla forma sferica, può raggiungere il chilogrammo di peso. Pum Suchè prende il nome dalla zucca per le enormi dimensioni e Pum Sunaja “suona” se viene scossa, grazie ai semi che si staccano all’interno dell’ovario. La collezione comprende anche meli decorativi caratterizzati da spettacolari fioriture e da abbondanti frutti di piccole dimensioni.

 

Fichi e uva del passato
Insieme ad altri frutti antichi, fichi e uva sono la specialità dei Vivai Belfiore, azienda fiorentina che si è fatta notare nelle più prestigiose mostre-mercato di piante e fiori per la straordinaria collezione di antiche varietà, alcune delle quali coltivate dai tempi remoti. Un importante patrimonio genetico e culturale miracolosamente scampato all’oblio, grazie a Ugo Fiorini che, insieme alla moglie e al figlio maggiore, ne coltiva diverse specie mediterranee autoctone, dopo averle studiate a lungo nei vecchi volumi, e ricercate nelle campagne con la tenacia di un moderno cacciatore botanico.
Di fichi ne possiede oltre 150 varietà, alcune antichissime, come il brogiotto nero, violaceo e panciuto, già coltivato dai Romani, presente in molti dipinti del Rinascimento. Altre qualità sono il barile che in settembre produce frutti piccoli ma molto saporiti, il romagnolo bianco dalla polpa rosata o il verdino dalla polpa rosso intenso. Anche per l’uva sono numerose le varietà, ormai introvabili, presenti nella collezione dei Fiorini: 150 circa fra vitigni da tavola e a duplice attitudine, vale a dire adatti anche per fare vino. Ad acino nero, bianco o rosso, maturano da metà luglio a fine ottobre: mammolo nero, antichissimo vitigno toscano dal classico aroma di violetta, baresana, con acino bianco rotondo croccante, maraviglia rosso scuro e dolce sono solo alcuni dei tanti frutti del vivaio. Che vanta anche oltre 200 varietà di susine.
Con una bellissima collezione di uve, provenienti per lo più da vitigni reggiani e modenesi, sarà presente l’Istituto Tecnico Agrario “A. Zanelli” di Reggio Emilia e mostre pomologiche di grande interesse sono allestite dall’Istituto Tecnico Agrario “F. Bocchialini” di Parma.

 

Testo di Rita Bertazzoni, foto di Daniele Daolio

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